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Nessuna indifferenza, il drammatico evento del crollo dell’edificio in Bangladesh, coinvolge l’intera comunità internazionale

Intervento del Geom. Augusto Ferraioli di Pianeta Sicurezza Srl

Siamo rimasti tutti sconvolti, dal crollo dell’edificio in Bangladesh, anche se immersi nella frenetica “vita” quotidiana, ci siamo limitati a vedere velocemente qualche immagine televisiva.

Come sempre di fronte a fatti così gravi, si accendono i riflettori, per poi spegnersi rapidamente, troppo rapidamente.

Un fatto enorme che coinvolge il nostro mondo “sviluppato”, la nostra Europa, la nostra Italia, le nostre aziende, il nostro cosiddetto “benessere”.

Per “rilanciare” una riflessione sulla notizia, abbiamo scelto di indicare con alcuni Link alcuni siti che hanno pubblicato tante immagini, che meglio di tante “parole” descrivono la dimensione del disastro.  

Immagini su google link   

Immagini su Rai News link

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Ci hanno colpito due elementi, che vogliamo, in questa sede evidenziare, la prima si riferisce alle inaccettabili condizioni di sfruttamento a cui erano sottoposti i lavoratori impegnati nell’edificio crollato, la seconda sui provvedimenti che sono scattati verso i responsabili.

Arresti anche con operazioni spettacolari, si parla di sospensione della funzione del sindaco della Città, certo l’evento supera l’immaginazione, ma nel nostro paese, con tanto di leggi molto, ma molto più severe del  Bangladesh, per i 13 ragazzi morti nella stiva della Elisabetta Montanari a Ravenna, nessuno a fatto un’ora di carcere – ci teniamo a precisare che il carcere non lo auguriamo a nessuno e non pensiamo che sia l’unico strumento di pena – tuttavia di fronte ad eventi determinati dalla palese violazione di tutte le leggi e dei “diritti umani”, quello alla vita è il primo vi devono essere provvedimenti esemplari.

 

La “strage” di lavoratori in Bangladesh, deve entrare nella coscienza dell’opinione pubblica, dei paesi sviluppati, deve essere oggetto di iniziative, internazionali ai massimi livelli – il tema dovrebbe essere analizzato dalla Comunità Europea, identificando le Imprese che utilizzano quel paese per produrre a quelle condizioni prodotti che vengono venduti nei nostri negozi, chiedendogli spiegazioni.

I Ministri del Lavoro della Comunità Europea facciano sentire la loro voce – i sindacati Italiani ed Europei assumano una iniziativa, chiedano ai governi di fare dei passi ufficiali, per farne oggetto di iniziative adeguate.