logo



Cassazione Penale, Sez. 4, 26 ottobre 2011, n. 38791 -

Inidoneità del POS e mancata verifica da parte del CSE

Commento del Geom. Augusto Ferraioli

A “VALLE” DI UN INFORTUNIO MORTALE la qualità del POS può diventare determinante per l’individuazione delle responsabilità penali e civili

 

Ragionare sulla sentenza che segue ci appare importante per diversi motivi:

1.      modalità di redazione e applicazione delle procedure contenute nel POS;

2.      il POS strumento per gestire l’esecuzione dei lavori in sicurezza – quei lavori in quel contesto;

3.      Il CSE non si può limitare ad acquisire  il POS, senza valutarne la congruità;

4.      Il CSE deve verificare che vi sia corrispondenza fra le procedure indicate nel POS e quelle utilizzate durante la realizzazione dei lavori – ma ancora prima deve verificare la corrispondenza del PSC al complesso dei lavori da eseguire, in relazione alla loro materiale evoluzione.

Abbiamo individuato i primi 4 elementi che ci appaiono significativi, anche se non esaustivi, intendiamo iniziare a ragionare partendo dal punto 3 e 4.

Come si valuta la congruità di un POS?

Come e quando deve essere integrato un PSC?

La congruità di un POS si deve valutare avendo come riferimento diversi elementi:

1.      il Progetto – il contesto ambientale – le modalità operative e le attrezzature utilizzabili – la eventuale presenza di più imprese nella fase esecutiva;

2.      il Contenuto del PSC;

3.      le norme di buona tecnica e/o le prassi consolidate – la legislazione in materia di sicurezza e prevenzione sul lavoro, in particolare l’art. 15 del D.Lgs. 81/08.

 

Il CSE deve valutare il POS alla luce almeno dei tre punti indicati, cioè nel documento, vi è una descrizione dei lavori da eseguire? – per descrizione si intende anche e soprattutto quote, di scavi, lavori di realizzazione di manufatti ecc. – di pesi e conformazione dei carichi da movimentare.

Nel POS sono indicate le attrezzature e i macchinari che saranno utilizzati? – un elenco, ma non solo, nel caso di mezzi di sollevamento, portata in base allo sbraccio ecc.?.

Nel documento si fa riferimento al PSC? – premesso che il PSC contenga delle prescrizioni specifiche per realizzare il progetto.

Le misure di sicurezza indicate nel POS e nello stesso PSC sono conformi alle misure generali regolamentate dall’art. 15 del D. Lgs. 81/08? – in pratica si sono operate scelte al fine di ridurre al minimo il rischio, eliminarlo alla fonte,  sono previste misure collettive di sicurezza, ove tecnicamente possibile, i DPI sono stati utilizzati solo per proteggersi dai rischi residui e non eliminabili?.

Con queste coordinate il CSE deve valutare il POS e contemporaneamente integrare il PSC in relazione alla evoluzione dei lavori.

Nel caso specifico, degli operai stavano spostando un armadio per impianti elettrici di notevole dimensione,  facendolo rotolare su tubi metallici, sulla superficie di transito, vi era un pozzetto del cavidotti aperto,  si legge nella sentenza: “allorché l’errata distribuzione del peso all’interno dei quadri elettrici aveva determinato lo sbilanciamento di uno di questi provocando l’urto e lo schiacciamento del S. il quale aveva riportato gravissime lesioni che lo avevano condotto immediatamente a morte.” - “la parte offesa S., andando all’indietro sotto il peso del quadro elettrico, aveva infilato una gamba nell’apertura rimanendovi incastrato e subito dopo era rimasto schiacciato dall’armadio contenente i quadri elettrici”.

Giustamente la sentenza sottolinea come il CSE avrebbe dovuto fornire tutte le informazioni necessarie sul peso e la conformazione degli armadi e del contesto in cui tale spostamento si doveva realizzare.

Il POS avrebbe dovuto indicare, partendo dal peso dell’armadio, dall’analisi del contesto ambientale, le procedure di dettaglio per lo spostamento.

La vicenda coinvolge tutte le figure che a vario titolo hanno gestito e debbono per legge gestire la sicurezza e prevenzione, per il Committente e per il datore di lavoro dell’impresa esecutrice.

La sentenza ripropone con forza il tema del ruolo e delle responsabilità del CSE, del RSPP, del committente e del datore di lavoro, dovrebbe far riflettere tutti sull’approccio inadeguato al problema. Per ricoprire l’incarico di CSE e/o di RSPP, occorre professionalità e tempo, che tradotto significa lavorare almeno con una tariffa equivalente ad un responsabile tecnico di cantiere.

Redigere PSC e POS con il dettaglio indicato dalla sentenza implica impegno, capacità di “lavorare” sulle criticità, senza perdersi nelle schede buone per ogni dove, sensibilità al tema.

Bando alla questione delle tariffe minime degli ordini professionali, serve che almeno non vengano affidati incarichi con compensi molto al di sotto delle tariffe minime contrattuali per un tecnico di cantiere.

Andare sotto tali tariffe, non porta ad un risparmio per i “cittadini”, ma ad una concorrenza sleale, infatti tutti gli studi e le società con dipendenti, sono tagliate fuori dal “gioco”, avendo costi contrattuali inderogabili, difesi dal D. Lgs. 81/08.

Testo Sentenza - link